A 40 anni ha mangiato una noce come se fosse la prima volta · Lavatoio Bistrot

Storie · Lavatoio Bistrot

A 40 anni ha mangiato una noce
come se fosse la prima volta.

A volte si capisce qualcosa sul cibo solo dopo averlo perso.

Non in senso metaforico. Proprio perso — tolto, eliminato, cancellato dalla lista di quello che si può mangiare. Federica aveva nove anni quando le dissero che quasi tutto quello che mangiava le faceva male. Conservanti, additivi, intolleranze lunghe. Mentre gli altri bambini mangiavano, lei imparava a guardare il cibo da fuori. A leggere le etichette prima di capire cosa significassero. A capire la differenza tra quello che nutre e quello che soltanto riempie.

Trent’anni dopo, quella bambina ha appena terminato la scuola di naturopatia a indirizzo nutrizionale. E porta al Lavatoio una serata che ha a che fare con tutto questo.

Aveva quarant’anni la prima volta che ha mangiato una noce davvero.

Non nel senso che non avesse mai mangiato una noce prima. Ma negli anni in cui ha progressivamente eliminato le farine raffinate, gli zuccheri aggiunti, quasi tutte le proteine animali, il suo palato si era pulito in un modo che non si aspettava. E un giorno ha preso una noce — una noce comune, niente di speciale — e ha sentito qualcosa che non aveva mai sentito. La bontà vera di una noce appena sbucciata. Il sapore preciso, netto, di una cosa che non ha bisogno di nient’altro per essere quello che è.

Dice che in quel momento ha capito di non essere mai stata davvero attenta.

Federica Zavatta
Federica Zavatta · naturopata a indirizzo nutrizionale

Vegano non vuol dire naturale. Sono due mondi che si toccano in un solo punto — nessun ingrediente animale. Per il resto, opposti.

Federica non si definisce vegana. Non si definisce macrobiotica, né ayurvedica, né niente che abbia un nome preciso. Dice che nel vegano ci sta dentro tutto, anche quello che non fa bene. Nella cucina naturale no.

Quello che fa con i dolci nasce da qui. Non da un’ideologia, non da una scelta etica dichiarata. Da una domanda pratica: come si fa un dolce che sia davvero buono — non solo buono da mangiare, ma buono per chi lo mangia? Che dolcifichi con frutta fresca e frutta secca invece che con zucchero raffinato. Che usi farine di grani antichi, di mandorle, di avena. Che bilanci i nutrienti nello stesso modo in cui si bilancia il sapore.

La sfida che si è data, ogni volta, è questa: fare qualcosa che faccia dire alle persone «non mi aspettavo avesse questo sapore».

Non perché sia sorprendente che un dolce senza zucchero possa essere buono. Ma perché è sorprendente quanto possa essere buono.

I dolci naturali di Federica Zavatta
Crema con coulis di albicocche · Crostatina di grani antichi · Sbriciolata di avena e pesche gialle

Lunedì 26 ottobre Federica porta questa domanda al Lavatoio. Non come risposta già confezionata — come serata da costruire insieme. Un corso di dolci naturali, tre ricette, cinque ingredienti a testa, le mani in pasta. E poi una cena, tutti insieme, con i dolci che avete preparato come dessert.

Il cibo che hai fatto tu, che mangi tu, con le persone con cui l’hai fatto.

Non è una lezione. È qualcosa di più vicino a quello che succede quando impari qualcosa con le mani invece che con gli occhi.

Se senti che c’è qualcosa qui che ti appartiene, sai già dove trovarci.

Scopri il corso
Lavatoio Bistrot

Lavatoio Bistrot · Veg & Fish · Santarcangelo di Romagna
lavatoiobistrot.it · @lavatoiobistrot

en_GB